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Oscar Lambrughi
Perchè fare più di 30.000 km in poco meno di 20 giorni, prendendo 9 aerei, 21 tra bus
e pulmini, 1 catamarano, 2 battelli e persino 1 canotto?
Ma in fondo in fondo ... perchè viaggiare?
L’impulso a viaggiare fa parte della natura umana, è una passione che divora e arricchisce allo stesso tempo. Alle volte come ci suggerisce Bruce Chatwin si viaggia per corrispondere alla propria innata irrequietezza, altre volte per il desiderio di paragonare il noto con l’ignoto, per dirla come Montaigne “per strofinare il proprio cervello con quello degli altri” o citando Sant’Agostino “Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”. Gli innumerevoli scopi del viaggiare si intrecciano e non sempre sono chiari per chi resta e alle volte neppure per chi parte.
Se devo dire la mia, si l’irrequietezza ti porta a decidere di partire, ma poi si viaggia soprattutto per ... CAMBIARE, per cercar di cambiare noi stessi, in meglio. Tanto o poco che sia, un viaggio ti cambia. Perchè osservare, ascoltare, condividere le cose da un’altra latitudine, da un’altro punto di vista, sotto un cielo diverso, con persone diverse, ti cambia e forse ti cambia la vita.
Anche noi “gefini” siamo tornati cambiati dalla Patagonia. Non tanto perchè abbiamo visto una natura incredibile e paesaggi fantastici, ma perchè abbiamo conosciuto una persona speciale.
Abbiamo conosciuto “un piccolo prete matto”, come lui stesso si definisce. Abbiamo vissuto 3 giorni interi con Padre Corti, girando con lui per Comodoro Rivadavia e in particolare nel barrios San Martin, il quartiere dove vive e lavora. Si, va riconosciuto, ci sono persone che non sono come le altre e sono 4 spanne sopra a tutti, forse 8 spanne, forse 16 ...
A 85 anni, visibilmente sofferente e impedito da diverse gravi malattie, NON MOLLA di 1 MILLIMETRO. Le sue giornate sono piene di attività, la gestione e le visite alle sue opere, le riunioni con professori e genitori, l’apostolato, gli scritti, i contatti con i benefattori e molto altro ancora. Chiunque nelle sue condizioni, avrebbe fatto due, dieci, cento passi indietro, lui no!
Non basta neppure un intero libro, come quello scritto su di lui “Mas fuerte que el fuego”, per descriverlo compiutamente e non posso farlo io in queste poche righe. Pilota d’aereo in Antartide, bastonatore di mariti ubriachi e violenti, costruttore di scuole, ambulatori, collegi, oratori, chiese, speaker alla radio argentina, amico degli alpinisti, organizzatore di tornei sportivi, tutto fatto sempre alla RICERCA DEL BENE. Padre “Juan” Corti è oggi, dopo 60 anni di missione e di opere, una vera leggenda vivente in Patagonia ed in tutta l’Argentina.
Ma non è quello che ha fatto, che ci ha colpito. No, è ben altro. Ci siamo trovati davanti ad un uomo che ti trasmette una grandissima forza, con estrema semplicità e umiltà. E’ un’emozione che ti arriva improvvisa, diretta, che ti entra dentro quando ti parla, che ti coinvolge e ti fa venire un nodo in gola, che ti inumidisce gli occhi, che ti artiglia il cuore. Un uomo speciale, la cui testimonianza vivente di determinazione e di grandissima umanità, ti procura uno stupore e ti lascia un’emozione indimenticabile. Che ti cambia. Che ti aiuta anche qui, giorno per giorno.
Ed è questa la vera essenza del nostro viaggio in Patagonia. Viaggio che sarà descritto con un filmato e poi con tante foto e con i racconti personali di tutti noi, ma la sua parte più importante è racchiusa in un sentimento che ci porta con il cuore a 13.000 km di distanza, là a Comodoro Rivadavia, in una stanzetta, dove abita il nostro socio, amico e fratello Padre Juan Corti.
Oscar Lambrughi