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La Montagna, la Passione, Insieme!

G E F O

Gruppo Escursionisti Falchi Olginatesi


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Cerro Aconcagua - Gennaio 2005
Spedizione GEFO Cerro Aconcagua, mt. 6962
19 Gennaio
Ieri Enrico è salito a Nido de Condores (5400m) in 3:25’, un tempo da maratoneta. La tenda era ancora in piedi e ha dormito la sua nona notte sulla montagna.
Mentre noi stiamo rientrando a Mendoza col simpaticissimo Juan (per non sbagliare pranziamo con bife de chorizo e il miglior chardonnay del ristorante), lui ha già fallito un mini-tentativo di salita stroncato sul nascere dalla bufera insistente e dalle condizioni di innevamento che rendono la montagna irriconoscibile. Passerà tutta la giornata in tenda in balìa della bufera. Tremendo.
Noi ceniamo da Facundo, il pensiero e i discorsi comunque sono per Enrico. Anche dall’Italia fanno il tifo per lui, con la casella di posta aconcagua2005@libero.it che ho creato all’hotel ho informato gli amici a casa (Oscar e Maria che poi hanno propagato alla cricca) che Enrico è rimasto da solo sulla montagna, speriamo bene.
20 Gennaio

Oggi per Enry è la giornata più lunga.
Ma è anche quella che lo renderà bello come non mai, fiero come un leone!
Al mattino il vento è ancora forte a tal punto che gli amici spagnoli rinunciano a fare un tentativo. Enrico ormai è in uno stato psicologico precario: dopo aver passato un’intera giornata da solo in tenda, comprensibilmente cerca disperatamente di distrarsi con l’azione, non importa se arriverà o meno in vetta, semplicemente non può più aspettare, deve partire. Con un’idea geniale, si filma per un minuto in tenda: la faccia stremata resa gonfia e livida dalla prolungata sopportazione del gelo, la voce tesa, quasi disperata perchè le possibilità della vetta sono ormai affievolite, sbranate dal terribile vento dell’Aconcagua, congelate nella corazza di ghiaccio che avvolge ogni cosa si trovi all’esterno della tenda.
Guarda dritto nella videocamera e racconta che oggi è il suo ultimo giorno in quota, semplicemente non ne può più, o arriva in cima o scende, i giochi sono finiti. Parte alle 4.30 e sale fino al massimo punto raggiunto tre giorni prima a 5800m.

Qui appena valica la sella che lo porta al Gran Traverso viene investito da un vento furioso che risale la montagna e per procedere dritto in realtà deve lasciarsi cadere verso destra per bilanciare la forza del vento. Le condizioni sono dunque terribili, il pendio è gelato e quindi richiede l’utilizzo dei ramponi, il vento è una presenza costante, praticamente palpabile che pian piano inesorabilmente asciuga le forze raffreddando e disidratando il corpo. Eppure Enrico ha una condizione fisica da illuminato, prosegue con buon ritmo e alle 11.45 (avete calcolato bene, ha impiegato solo 7:15’ !!) è in vetta. Credo di poter dire che avrà provato un’emozione tale a qella che mi costrinse in lacrime un anno prima sulla vetta del Monte Kenya. Per me si trattava di una prova positiva dopo una lunga degenza ed una assenza da qualsiasi impresa alpinistica “degna di nota”, per lui invece è stata la realizzazione di una prova psicofisica che può appartenere solo ai grandi spiriti, quelli che non sono mai domi, quelli che veramente amano la Montagna e amano tutto ciò che ne consegue, fatica, freddo, disperazione, amicizia, caparbietà, vittoria.
Da sinistra: Enrico, Nicola, Riccardo.
Chi ha detto che si saliva con le scarpe del tennis?.

Dalla vetta su cui si trattiene solo per una mezzoretta, scende velocemente tagliando dal Gran Traverso direttamente giù a goccia d’acqua sul pendio ripissimo e innevato verso Nido de Condores dove arriva dopo meno di tre ore!
Tutto ciò che fa è magico e irripetibile, tutto ciò che tocca si trasforma in oro! Alla tenda scalda una minestra e poi in uno sforzo di volontà (e gli devo ancora parlare a 4 occhi per capire cosa gli passava esattamente per la testa) smonta tutto e scende per dormire a Plaza de Mulas.
21 Gennaio
Finalmente telefonando alla sera a Puente troviamo Enrico che ci racconta di essere stato in cima.
Domani verrà col bus (l’agenzia non ci ha permesso di riutilizzare il vaucher per il trasporto, sebbene fosse stato pagato per quattro persone) a Mendoza e saremo di nuovo insieme.

Riccardo (Senatore)