Estate 2004
Chamonix, Chambery, Annecy e Lyon.
Finalmente alla Conquista del WEST
25 - 26 - 27 Giugno 2004
Il titolo può trarre in inganno (vi aspettate cow-boys
ed indiani?), ma, dopo diversi anni di gite GEFO sempre in direzione EST
(Salisburgo, Monaco, Foresta nera) nel 2004 la GEFO ha deciso di spingersi
verso WEST (Chambery e Jamaica).Venerdì mattina, di buon ora, attraversiamo
il Tunnel del Monte Bianco e raggiungiamo Chamonix. Obiettivo della mattinata è l’osservazione
del Monte Bianco da un meraviglioso balcone a 2.500 raggiungile con la
funivia del Brevant.
Purtroppo la cima del Bianco è coperta dalle nuvole ma,
in alcuni momenti è possibile apprezzare nel dettaglio il percorso che
sarà effettuato da ben 30 soci GEFO il successivo 11 luglio. Al ritorno
in Chamonix ci attende il consueto spuntino a base di pane, salame e Cartizze,
come sempre gentilmente offerto dall’organizzazione, il tutto apprezzato
in una piacevole piazzetta con rilassante prato e fontana con acqua fresca
per classici gavettoncini, come si conviene tra educati signori.
Al
sole sotto la Croix du Nivolet
Si riparte attraversando le ALPI dell’Alta Savoia in Direzione
CHAMBERY dove arriviamo nel tardo pomeriggio, sistemazione in albergo e
subito dopo visita guidata della città che fu capitale del Regno Sabaudo
prima che venisse spostata a Torino. La cittadina è graziosa, ed è visitabile
tranquillamente a piedi. Interessante la visita alla Cappella che custodì la
Sacra Sindone.Alla sera degustiamo un favoloso menù “nouvelle cousine” proposto
dallo Chef Yves Vincent del raffinato ristorante Le Mont Carmel.
La discussione sugli accostamenti delle portate e sulle
particolarità delle presentazioni è accesa ma si smorza quando si inizia
a pianificare la passeggiata alla Croix du Nivolet per il giorno seguente.
Infatti il sabato mattina siamo pronti per il trekking
che ci vedrà raggiungere la vetta del colle che sovrasta Chambery e che è caratterizzato
da una grandiosa croce. Purtroppo il pullman non riesce ad arrivare al
punto di partenza stabilito in quanto le strada è troppo stretta.
Problemi? Nessuno, i camminatori GEFO si preparano a camminare leggermente
più velocemente del solito per compiere un tragitto più lungo nel tempo
programmato.
La giornata è calda, il gruppo si sfilaccia, ma nessuno vuole rinunciare
alla vetta. La passeggiata sarà ricordata da molti per il tratto finale,
leggermente ripido, caratterizzato da alcuni profilati di ferro, da usare
come gradini, infilati nella roccia e da fantastiche capre che ci osservano
ansimare sulle rocce.
Quando l’ultimo arriva in vetta, gli altri sono pronti per scendere da
un sentiero alternativo, nel bosco.Durante la discesa un socio prova a
togliersi gli scarponcini, convinto di aver beneficio camminando nel bosco
con le sole calze. Esperienza che si conclude velocemente e che non viene
consigliata ad altri.
La corsa, perché è così che si deve chiamare, permette
di arrivare al pullman in perfetto orario per raggiungere l’Hotel, cambiarci
e ripartire per la gita sul battello al lago di Annecy.Cosa dire? Annecy è molto
bella. Una cittadina simile, in quanto a posizione lago-monti, a Lecco
ed ai nostri paesi, che però è stato urbanizzata con attenzione alle esigenze
dell’uomo, del cittadino, del turista.
Lo “squisito” piatto
tipico di Lyon
Ora è nostra da apprezzare e godere.Il menù al Ristorante “Au
Faisan Dorè” ci permette di riprendere la discussione, interrotta la sera
prima, sulla cucina francese. La sera prima la nouvelle cousine era buona,
soprattutto bella da vedere, ma ora la cucina tradizionale francese offre
molte soddisfazioni in più e soddisfa il palato di tutto il gruppo, forse
anche perché affaticato dal trekking mattutino.Il solito falchetto, ormai
identificato da molti, ma al quale tuteliamo per quanto possibile la privacy,
si innamora a prima vista della bella bionda cameriera e parte con la cerimonia
del corteggiamento; anche quest’anno le difficoltà legate all’idioma impediscono
al falchetto di fermarsi in Francia. Solo una foto ed un video resteranno...
La domenica mattina raggiungiamo LIONE e visitiamo i monumenti
della città e soprattutto le caratteristiche vie e case. Le guide ci presentano
al meglio la loro città e ci consigliano i piatti più tipici da provare
a mezzogiorno. Ed il più tipico è La Canelle (polpette di luccio). Molti
amici proveranno il piatto tipico nel ristorante più tipico. Se lo ricorderanno
per sempre. La loro esperienza è però importante per altri amici che, osservando
i visi a dir poco insoddisfatti, possono scegliere piatti alternativi.
Dopo l’ultimo tour della città, in un caldo ormai soffocante, ripartiamo
per l’Italia. La gita è stata bella, piacevole, ricca di momenti interessanti
ma, forse il WEST non ha saputo conquistare gli appetiti di chi, ormai
abituato da anni all’EST, cercava forse emozioni ancora più intense. Nel
2005 si ritorna ad EST, a Vienna.
Arrivederci a tutti.
Gianfranco Bonfanti
Monte Bianco mt 4.807, 10 – 11 luglio 2004
Partire e soprattutto arrivare tutti e 30 in vetta è stata
per me una gioia grandissima e mi ha fatto gridare d’orgoglio. La condivisione
del rischio e della fatica nel raggiungere insieme la cima mi ha regalato
un’entusiasmate e sublime momento. Grazie a tutti.
Oscar
In vetta in 30!!!
E’ sempre con piacere che partecipo alla gita estiva della
GEFO. Quest’anno poi Oscar ha messo gli occhi sul Monte Bianco e io lì sono
già salito dalle Aguilles Grises con gli amici del CAI Cisano nel 2001.
Sono passati tre anni e con gli amici della GEFO partiamo in 30 (!!); l’itinerario
scelto è la classica salita dal rifugio dei Cosmiques (3613) fino alla
vetta passando per il Mont Blanc du Tacul, il Mont Maudit e i pendii glaciali
del Mur de la Cote. Raggiungiamo la Midi (3842) tramite la velocissima
funivia che da Chamonix percorre due lunghi e spettacolari tronconi a 40Km/h!
Ramponi e piccozza agevolano non poco la discesa dalla crestina che conduce
alla Vallee Blanche e da qui a un tiro di schioppo fino ai Cosmiques passando
sotto il pilastro di granito rosso dell’Aguille du Midi, dove sale la classicissima
via di Gaston Rebuffat. Dopo un paio di birrette e una breve grandinata
arriva l’ora di cena, costituita da una minestra allungatissima, salsicce
abbrustolite e per dolce un bignè alla crema! Questa è ovviamente una sfida
ai nostri stomaci, ma io non mi tiro certo indietro! Dopo un pò di chiacchiere
e la mia solita camomilla con rhum sono pronto per una breve dormita, dalle
22 all’1.30. Più tardi in camera vengo svegliato dall’andirivieni tipico
di chi è eccitato per l’imminente salita o di chi ... ha un bignè sullo
stomaco!
Enrico è uno di questi: purtroppo il suo intestino sta
lottando duramente contro il bignè e la salsiccia. Oscar ci assegna al
servizio scopa, ma va bene così, la gita GEFO non è mai una corsa alla
vetta (se non capite cosa intendo provate un’uscita con gli amici di Cisano!),
bensì una salita di tutto il gruppo al ritmo che si adatta alla cordata
più lenta. Devo ammettere che seppur conscio di questa filosofia, all’inizio
sono preoccupato per il bollettino meteo che prevede possibili perturbazioni
dopo mezzogiorno. Memore delle nebbie e della tempesta di ieri pomeriggio,
immagino che il tempo sarà la fotocopia (forse in peggio) del giorno prima
e mi piacerebbe assistere alla grandinata dal rifugio, piuttosto che prenderla
dolorosamente sulle orecchie. Comunque metto l’anima in pace fino a quando,
superata la spalla del Tacul e giunti sotto al ripido (48°) pendio del
Mont Maudit, la coda per il canalino assume proporzioni preoccupanti. Quanto
tocca a me sono ormai in attesa da 90 minuti. Per rifarmi un poco della
lunga attesa decido di salire una linea tutta a sinistra, divertente su
un pendio intonso ma facile; Giovanni e Enrico seguono senza problemi.
In cresta smontiamo la sosta, recuperiamo la corda e tagliando in diagonale
un pendio di neve e ghiaccio raggiungiamo tutto il gruppo al Col della
Brenva. Da qui la salita è un facile ma lungo zig-zag su per i pendii del
Mur de la Cote completamente innevato.
Arriviamo a quota 4807 alle 9.50 e per le 10 e rotti
siamo tutti in cima raggiunti infine da Paolino, Maria e Sara. La temperatura è mite
(-10°C!?) dato il luogo e indugiamo in vetta per un meritato riposo, poi
però dico a Oscar che “..sarà meglio scendere, non vorrei che il tempo...”.
La discesa, contro quanto programmato non avviene per la via di salita
per prudenza, ma anche dalla più facile via di discesa scelta si richiedono
ancora nervi saldi e piede fermo; quindi giù tutti verso ovest fino alle
due Bosses sferzati da un forte e gelido vento che viene da sud (infatti
quando usciremo dal Tunnel del MB, avremo modo di capire che in Italia
ha piovuto). Giunti alla Vallot scendiamo nella depressione che separa
la cresta delle Bosses dal Dom de Gouter e “finalmente” cala il sipario.
Siamo avvolti dalla nebbia e la visibilità è limitata anche fino a soli
10 metri, la situazione è preoccupante.
La nostra fortuna è che la via da-e-per il rifugio Gouter è la
normale francese al MB e quindi la più gettonata. Possiamo così godere
di una evidentissima traccia e conoscendo di massima la direzione da prendere
usciamo non senza patemi da questa difficile situazione. Alle 13.15 siamo
al Gouter, un vero e proprio nido d’aquila costruito sopra una bastionata
di sfasciumi che precipita verso valle con una ferrata tipo Mischabel Hutte.
Ci concediamo un pò di riposo e alle 14 riprendiamo la
lunghissima ed insidiosa discesa (i tre ragazzi del CAI Rimini scenderanno
domani, più riposati) dapprima in ferrata, poi quando la pendenza dello
sperone diminuisce, tra sfasciumi pericolanti, giù giù fino ad affacciarsi
al temuto Grand Coluoir du Gouter, una canale nevoso su un pendio di >40° circondato
tutt’intorno da rocce rotte e sfasciumi. Le scariche sono continue al punto
che, mentre uno attraversa, gli altri controllano le frane sul pendio e
eventualmente mettono in allarme il poveretto contro la caduta di pietre
che spesso assumono dimensioni e velocità preoccupanti. Quando abbiamo
tutti attraversato, scendiamo sul nevaio nei pressi del rifugio Tete Rousse
(3157) e da qui ancora giù per detriti fino al Nid d’Aigle, a circa 2500
metri di quota. Qui al Nid d’Aigle prendiamo un costosissimo trenino (15€!!)
che ci porta con percorso interminabile fino al paese di St. Gervaise la
Fayette. Da qui a Chamonix restano 20 chilometri e decidiamo di caricare
i 7 autisti su un TAXI perché raggiungano le macchine e tornino a prenderci.
Una giornata dura, iniziata alle 2 del mattino e finita
alla medesima ora del giorno seguente, quando dopo una pizzata a Courmayeur
e una guida in stato di semitrance sulla blindatissima (dai cantieri) Torino-Milano
il corpo trova pace con una doccia seguita dall’abbraccio del materasso.
Riccardo "Senatore"