Anche quest'anno partiamo per la Germania con il solito
pullman a 2 piani completo.
Alle cascate sul Reno a Sciaffusa è prevista la prima sosta. Ci
sgranchiamo le gambe ed anche le mascelle, gustando pane, salame e cartizze,
come sempre gentilmente offerto dall'organizzazione.
Ben allegri affrontiamo le cascate più imponenti d'Europa, formate
dal fiume che precipita di 20 metri su 150 metri di larghezza, salendo
su battelli che, risalendo la corrente, ci danno la sensazione di scalare
le cascate.
Nella
foto, sul battello alle cascate del Reno.
Umidi, quasi bagnati apprezziamo il caldo venticello che ci permette di
asciugare velocemente i vestiti.
Ripartiamo per Friburgo e dopo una veloce sistemazione in albergo, andiamo
in centro città dove ci aspetta una cabinovia per portarci al ristorante
Dattler, sulla collina che domina la città. L'ottima cena sulla
terrazza all'aperto, il servizio ineccepibile, i sapori della cucina tedesca
e la vista della città di Friburgo al tramonto resteranno nei nostri
cuori. Dopo la cena, con gli impianti di risalita fermi per l'oscurità,
scendiamo veloci e sicuri dalla collina dello Schlossberg ed entriamo in
città. Ma ecco che incontriamo, dopo un anno di astinenza, la regina
delle bevande tedesche: la birra.
In centro città c'è un affollamento impressionante di persone
che bevono boccali di birra per strada, ascoltando orchestrine e cori disposti
in ogni angolo. Un aspetto appare evidente: l'età della popolazione è particolarmente
giovane. Infatti Friburgo è un'importante sede universitaria che
attira migliaia di studenti. La bella camminata per le vie del centro città,
l'atmosfera di festa ci permette di andare a dormire soddisfatti.
Il sabato mattina il tempo è buono e partiamo per il trekking in
Foresta nera. Da un caratteristico albergo in mezzo al bosco, vicino al
paese di St. Margen, iniziamo la salita, che ci porterà al lago
di Titisee. La foresta nera non presenta difficoltà alpinistiche
ma ci avvolge ed a volte quasi ci sommerge, in una vegetazione rigogliosa.
"Persi" nella
Foresta Nera.
In alcuni punti, nonostante la mappa e le indicazioni sul sentiero, si
discute per definire quale direzione prendere. Dopo alcune verifiche si
decide che seguiremo sempre il sentiero alternativo a quello indicato dal
falchetto del quale avevamo parlato lo scorso anno, al quale come sempre
tuteliamo la privacy.
Nei pressi del grazioso laghetto Feldsee ci fermiamo in un bel rifugio
per mangiare, bere e prendere il sole. A fine giornata, abbastanza provati
per il lungo peregrinare su è giù per le colline della foresta
nera, raggiungiamo al lago Titisee i nostri amici che, invece del trekking,
hanno preferito visitare il paese e navigare con i pedalò sul lago.
Tutti ritorniamo soddisfatti in città per la cena in un ristorante
tipico nella piazza della Cattedrale.
La domenica mattina, in due gruppi, visitiamo a piedi la città ed
i principali monumenti. Due studenti ci fanno da guida. Ci colpisce come
la città, che le sere precedenti era piena di gente, al mattino
della domenica è tranquilla come un paese di campagna e ci permette
di sentire il canto degli uccellini..
Tutto il centro città di Friburgo è isola pedonale e in molti
particolari si apprezzano le scelte dell'amministrazione che governa la
città, particolarmente attenta al benessere dei cittadini. Friburgo è veramente "a
misura d'uomo".
Dopo aver lasciato Friburgo ci fermiamo a Bad Krozingen alle terme della "Vita
Classica", che lasceranno un ricordo indelebile nella nostra memoria.
Alla terme, prima di apprezzarne le capacità di rilassamento ci
stanchiamo immergendoci in tutte le piscine e vasche a varie temperature,
da 29°C a 36°C.
E la musicale? Che magnifica sensazione galleggiare nella piscina a 33°C,
avvolti da una musica rilassante. Era difficile, per intensità,
emozione e divertimento, uguagliare e superare il successo della gita a
Monaco, ma anche questa volta il GEFO ha organizzato una gita che ricorderemo
piacevolmente. Nel 2004 seguiremo l'ago della bussola verso Ovest e ci
dedicheremo alla Francia, nuova lingua, nuove emozioni.
Arrivederci a tutti.
... risaliamo per quasi un'oretta la morena e il ghiacciaio
si presenta inclinato e tirato a lucido, senza neve. Lavoriamo i primi
pendii con i ramponi e poi il ghiacciaio si rilassa e compare la neve.
La vetta
vista dalla Domhutte.
Impieghiamo 3 ore per giungere alla base del Festjoch, un risalto di
rocce che altro non è che il prolungamento della Festigrat, la
bella cresta che giunge sino in cima al Dom.
Risaliamo le facili rocce rotte della bastionata che è percorsa
da alcuni cavi in acciaio ed alla base della cresta prepariamo due punti
di calata per scendere un muretto di ghiaccio che porta sui morbidi (mi
riferisco alla pendenza!) pendii glaciali della nord. Siamo in viaggio
da circa 4 ore e mezzo e siamo a quota 3800, mancano ancora 750 metri!
Ancora all'ombra ci incamminiamo nel lungo giro in senso orario che evita
la zona crepacciata e prende un poco le distanze dai seracchi che incombono
qualche centinaio di metri più in alto, fino a che, verso le 9
del mattino, arriviamo al sole e facciamo una pausa per mettere la crema
solare e inforcare gli occhiali scuri.
Salgo con la maglietta in dry-fit e la giacca GEFO aperta, il tempo è bello
e non c'è forte vento, Luciano sale seguendo il ritmo studiato
di Oscar che ci vuole tutti in vetta.
Nella foto,
in vetta, in primo piano Marida e Alfredo.
Sembra impossibile che ci siano ancora 500 metri da salire eppure dosso
dopo dosso non arriviamo mai, continuiamo a salire! La quota inizia a
togliere il fiato eppure alle 11 e mezza dopo 8 ore siamo in 21 a festeggiare
la vetta!
Un grande raggiungimento che riempie Oscar di giusto orgoglio e commozione;
guidare un gruppo così numeroso ed eterogeneo non era davvero
semplice!
In vetta appare come al solito tutto molto semplice: siamo saliti attingendo
a piene mani alle nostre risorse atletiche e volitive e siamo arrivati,
non poteva essere altrimenti! Dopo le foto di rito ci attende una discesa
pressochè infinita, 3100 metri di dislivello!